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Scuola di vita

Scuola di vita

Una classe, secondo anno di scuola superiore. Una città in Sicilia. I ragazzi si conoscono già da un anno, ma c’è un nuovo arrivato, Rosario, che viene da un’altra città. Salvo, il padre di Rosario, è in carcere (ma è anche collaboratore di giustizia, quindi infame) e Caterina, la mamma – alla quale il ragazzo è affidato – ha deciso di trasferirsi nella città in cui è detenuto il marito, per stargli più vicino.

Sinossi

Una classe, secondo anno di scuola superiore. Una città in Sicilia. I ragazzi si conoscono già da un anno, ma c’è un nuovo arrivato, Rosario, che viene da un’altra città. Salvo, il padre di Rosario, è in carcere (ma è anche collaboratore di giustizia, quindi infame) e Caterina, la mamma – alla quale il ragazzo è affidato – ha deciso di trasferirsi nella città in cui è detenuto il marito, per stargli più vicino. In classe ci sono le solite dinamiche, incontri, scontri, le otto ragazze, ecc. Rosario non lega con nessuno in classe, ma ha due amici, Stefano e Fausto (detto il nano), fuori della classe. Chiaramente, Rosario – che ha una sua genialità, come i suoi due amici – non è ben visto da nessuno.
Una delle otto ragazze è Sofia: tipo sveglio, grande lettrice di libri ma scarsa a scuola, carina ma con l’apparecchio ai denti (di qui battute sull’apparecchio visibile, non invisibile come nelle pubblicità). Sofia è figlia di separati. La sua mamma convive, ufficialmente per dividere le spese, con una sua amica: in realtà è la sua compagna. Quindi Sofia ha due mamme, di fatto. Sofia è una ragazza speciale, e lo sa. Fuori della scuola, frequenta una scuola di teatro, gestita da Ottavio, che è suo padre: un grande maestro con gravi problemi di mobilità, che si muove con le stampelle. Sofia ha perso la verginità l’estate prima, al mare, in un modo un po’ squallido, e questo evento è un flash-back notevole nel film. Sofia vive di parole e di intensità, rifiuta di comunicare in modo volgare, rifiuta di parlare d’amore al telefono… Sofia fa rima con parola, lei dice, e lei vuole parole, e parole belle. Sofia – la diversa, perché è la figlia di due lesbiche, anche se non si può dirlo ufficialmente – piace a Rosario, solitario e scontroso, perché a suo modo è un diverso anche lui. Seguendo l’abitudine paterna, un giorno Rosaria infila un pizzinu d’amore nello zaino di Sofia. Un messaggio di carta, come ai vecchi tempi, e come fanno tuttora i mafiosi per non farsi intercettare. Rosario non si firma e vuole che Sofia lo riconosca. Lei sta al gioco. I messaggi di Sofia, che risponde a Rosario, sono gli stessi testi che lei improvvisa nelle lezioni di teatro, ma Rosario non lo sa. In pratica, Sofia si muove a metà tra realtà e finzione, così come non ammette che la mamma sia lesbica. Il film mostra i messaggi di Sofia nella loro doppia natura: monologhi e scritti. In classe viene scoperta la storia dei due ragazzi e inizia un certo bullismo interno. La figlia delle lesbiche è presa di mira, il figlio del delinquente anche (ma il padre di Rosario ha un suo codice d’onore, e lo insegna al figlio nei loro rari colloqui in carcere). Pare che tutto questo romanticismo non possa essere vissuto da due come loro. Un giorno Rosario si alza e fa un discorso a tutta la classe, durissimo. Minaccia di uccidersi, buttandosi dalla finestra. Ha coraggio, e gli viene riconosciuto. Inizia una storia intensa e dolce. Ora Rosario inizia a fare parte della strana famiglia allargata di Sofia. Non solo: Rosario non ha mai avuto una ragazza. È duro e serio, ma è ancora vergine. Lei gli dà questa gioia, per la prima volta; per lei è la seconda. Alla fine, Rosario va da suo padre, in carcere, e racconta questa storia, che commuove profondamente Salvo. Ora Rosario è un adulto, a tutti gli effetti.

Autori

  • Soggetto: Massimo Sannelli, Cesare Geremia Giromini
  • Sceneggiatura: Massimo Sannelli

Produzione

Cesare Geremia Giromini ed Edina Szoke per Excelsior Cinematografica

Regista

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Altri interpreti

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Ufficio stampa

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Settimane di lavorazione

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Distribuzione italiana

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Vendite estere

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